I notturni urbani di Gaetano Vella

Nei notturni urbani di Gaetano Vella gli scenari del quotidiano mutano di senso per aprirsi al mistero della notte, e luoghi che di giorno pulsano di vita, luoghi di passaggio che difficilmente ci si soffermerebbe ad osservare, spazi bui, deserti, silenziosi, caratterizzati da un’illuminazione aggressiva o fioca, diventano, con la quiete della notte, silenziosi protagonisti senza bisogno di attori umani.
Si tratta di una serie di pastelli raffiguranti per lo più stazioni di servizio, strade interrotte per lavori in corso, gallerie stradali, pompe di benzina, aree di sosta, che coincide con uno snodo importante dell’evoluzione artistica di Vella: il paesaggio non appare più immobile e solenne, ma qui tutto è movimento. Infatti, sotto il profilo compositivo, il taglio fotografico delle scene, volutamente ricercato dall’artista per rappresentare una tranche de vie, ricorda i dipinti di Valerio D’Ospina, dove la città è sempre colta nel suo dinamismo e nel suo disordine.
Il metodo con cui opera Vella prevede l’impiego del mezzo fotografico nella fase ideativa delle sue opere. L’immagine fotografica assume così i caratteri di un’ immagine mentale o ideale, di un punto di riferimento, che guida l’artista nell’esecuzione dell’opera e che permette, inoltre, di isolare il soggetto della rappresentazione dalla serie temporale a cui si iscrive e dallo spazio di cui fa parte. Il pastello, facile da sfumare con le mani, consente di applicare il colore a strati successivi, in modo da creare particolari effetti luministici e conservare la brillantezza delle singole tinte.
A livello iconografico, nei notturni di Vella, il manto stradale, i segnali stradali, le aree di sosta, se da un lato raccontano della comunità che vive nelle città, dall’altro sembrano alludere al tema del viaggio, inteso come apertura al mondo, alle cose, all’altro, al non ancora conosciuto, e all’ignoto, simboleggiato probabilmente dalle tenebre della notte. La disponibilità ad accogliere il nuovo, secondo il filosofo Victor Frankl, inizia prima di tutto dallo sguardo e dalla volontà di rintracciare dall’ordinario qualcosa di straordinario, e consiste nel saper vedere con occhi diversi il consueto spettacolo delle nostre città, liberando lo sguardo dalla patina dell’ovvietà e della scontatezza. Vella, fin dal 2014, ritrae scarpe che, oltre ad essere un elemento di identificazione in grado di distinguere uno stile di vita da un altro, segnano i passi del percorso di vita di ciascuno.
Il denominatore comune tra i notturni urbani e la serie delle scarpe è il tema del viaggio che attraversa tutta l’arte di Vella e suggerisce una postura esistenziale che ritrova nel consueto lo stupore di fronte al mondo e l’apertura all’altro, al mutamento, all’ignoto.

Articolo apparso in Officine delle arti, trimestrale d’arte, 5 (2017), pp. 12-14.