La storia dell’arte e i suoi nemici

Oggi c’è chi accusa la storia dell’arte di alimentare una classe di finti esperti e di allontanare il pubblico dai musei e dal patrimonio culturale. Si tratta di critiche velleitarie, sterili, niente affatto costruttive, volte soprattutto a screditare la formazione dei professionisti dei beni culturali (l’archeologo, il restauratore, lo storico, il critico d’arte), non certo a delineare nuovi approcci critici alle arti visive o nuove strategie per migliorare la fruizione del patrimonio artistico.

I nemici della storia dell’arte

Secondo una vulgata diffusa dagli epigoni dell’estetica idealista, la storia dell’arte sarebbe una disciplina “nozionista” in quanto trascurerebbe l’impatto emotivo del fruitore con l’opera d’arte. Ma lo storico dell’arte non è un’anima bella che esprime le emozioni che un quadro o una scultura gli suscitano! La storia dell’arte, infatti, studia il rapporto che intercorre tra sviluppo sociale, politico, economico e l’evoluzione dell’arte.
In fondo, il “nozionismo” di cui viene accusata la storia dell’arte altro non è se non educazione alla conoscenza, alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio artistico. Forse aveva ragione lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan nel dichiarare che «la storia è critica e il potere non l’ama»?

I nemici del patrimonio

Il patrimonio artistico è l’eredità materiale delle generazioni che ci hanno preceduto e l’espressione visibile della sovranità dei cittadini, pertanto è sotto la tutela dello stato. Se chiedessimo ai nemici della storia dell’arte di scegliere un sistema di gestione per i beni artistici essi opterebbero con ogni probabilità per una governance che preveda un intervento sempre maggiore del privato. Solo una governance “flessibile”, in cui ai privati sia concesso l’arbitrio di alterare l’identità dei beni artistici in modo da pontenziarne l’attrattiva, potrebbe soddisfare il loro insaziabile bisogno di “emozioni”. Del resto per costoro il patrimonio artistico non è neppure una testimonianza materiale avente valore di civiltà, ma nient’altro che un fascio irrelato di stimoli in grado di generare reazioni emotive più o mene intense.
I nemici della storia dell’arte sono allora i nemici del patrimonio artistico, sono i nemici dei cittadini a cui quel bene appartiene di diritto, e infine sono i nemici dei tanti professionisti dei beni culturali, spesso costretti a offrire la propria forza-lavoro ad istituzioni pubbliche o a enti privati in cambio di modici compensi o di un contratto di lavoro gratuito o precario.