I nemici della storia dell’arte

Oggi c’è chi accusa la storia dell’arte di allontanare il pubblico dai musei e dal patrimonio culturale. Si tratta di critiche velleitarie volte a screditare la formazione dei professionisti dei beni culturali (l’archeologo, il restauratore, lo storico, il critico d’arte), non certo a delineare nuovi approcci critici alle arti visive o nuove strategie per migliorare la fruizione del patrimonio artistico.

I nemici della storia dell’arte

Secondo una vulgata corrente che trae senz’altro origine dagli scritti di James Elkins, critico d’arte statunitense, la storia dell’arte sarebbe una disciplina arida e “nozionista” , inesorabilmente “superata”, in quanto non terrebbe conto dell’impatto emotivo del fruitore con l’oggetto artistico. Lo storico dell’arte, benchè viva intensamente l’esperienza estetica, non è un’anima bella che si limita ad esprimere le emozioni che un quadro o una scultura gli suscitano!
La storia dell’arte studia il rapporto che intercorre tra sviluppo sociale, culturale e l’evoluzione dell’arte; inoltre, interpreta lo stile e altri particolari visibili in superficie delle opere d’arte in relazione all’ideologia di una classe sociale. Forse aveva ragione Giulio Carlo Argan nel dichiarare che «la storia è critica e il potere non l’ama»? In fondo, il “nozionismo” di cui viene accusata altro non è se non educazione alla storia, alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio artistico.

I nemici del patrimonio

Il patrimonio artistico è l’eredità materiale delle generazioni che ci hanno preceduto e l’espressione visibile della sovranità dei cittadini, pertanto è sotto la tutela dello stato. Se chiedessimo ai nemici della storia dell’arte di scegliere un sistema di gestione per i beni artistici essi opterebbero con ogni probabilità per una governance che preveda un intervento sempre maggiore del privato. Solo una governance più “flessibile”, in cui ai privati sia concesso l’arbitrio di alterare l’identità di questi beni in modo da pontenziarne l’attrattiva, potrebbe soddisfare il loro insaziabile bisogno di “emozioni”. Del resto, per costoro ciò che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà non è nient’altro che un fascio irrelato di stimoli in grado di generare reazioni emotive più o mene intense.
I nemici della storia dell’arte sono allora i nemici del patrimonio artistico, sono i nemici dei cittadini a cui quel bene appartiene di diritto, e infine sono i nemici dei tanti professionisti dei beni culturali, spesso costretti a offrire la propria forza-lavoro ad istituzioni pubbliche o a enti privati in cambio di modici compensi o di un contratto di lavoro gratuito o precario.